SenoClinic

Unità di Senologia


Casa di Cura Privata

Villa Benedetta

Circonvallazione Cornelia, 65

00165 Roma

Tel. 06.66.65.23.63

 

Responsabile Unità di Senologia

Dr.ssa Simonetta Rossi

 

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Cosa sono le microcalcificazioni: entriamo nel dettaglio.

Le microcalcificazioni sono uno degli elementi che l’esame mammografico può evidenziare e che il senologo ricerca, quali spie di possibili processi evolutivi.

 

Le microcalcificazioni sono depositi calcifici che possono o meno essere associati a lesioni nodulari. Vengono esaminate valutandone diverse caratteristiche ed in particolare: distribuzione, forma, dimensioni, densità delle singole particelle.

 

L’obbiettivo dell’analisi delle microcalcificazioni è cercare di definire quale sia il processo patologico che le ha prodotte e se questo sia benigno o maligno.

 

Distribuzione e forma sono due caratteristiche correlate fra loro. La forma sarà infatti aderente a quella struttura in cui il calcio si deposita, ovvero le calcificazioni riproducono la forma della struttura in cui si trovano. Di potrà parlare quindi di calcificazioni duttali o lobulari a seconda che siano localizzate nei dotti galattofori o negli acini ghiandolari. E’ possibile inoltre discernere tra calcificazioni delle ghiandole sebacee, delle pareti di piccole cisti, delle pareti di piccole arterie o calcificazioni di alterazioni cicatriziali (cisti lipoidee).

 

Distribuzione e forma sono, dunque, i primi elementi che vengono analizzati per risalire alla localizzazione tissutale delle calcificazioni.

 

Una volta definita la sede delle microcalcificazioni, per un accurata comprensione dei processi patologici che le hanno prodotte, è necessaria un’accurata analisi di forma, dimensioni e densità.

 

E’ infatti di fondamentale importanza definire se le calcificazioni siano omogenee per forma o se ciascuna particella abbia una morfologia diversa dalle altre ed inoltre se la forma della microparticelle sia regolare o meno.

 

Alcune caratteristiche sono indicative di alcuni tipi di fenomeni patologici, quali ad esempio: la mastite o fibroadenomi calcifici; questo consente al senologo di formulare una diagnosi presuntiva della patologia che sottende l’alterazione mammografica.

 

Le calcificazioni di aspetto maligno sono di tre tipologie:

 

- calcificazioni a stampo: sottili, lineari, ramificate; riproducono la forma dei dotti e delle loro diramazioni che possone essere completamente riempite da cellule tumorali con detriti cellulari calcifici;

 

- calcificazioni di tipo granulare: simili a granelli di zucchero, dette anche a pietra sbriciolata, irregolari per forma, dimensioni e densità, sono associate alla presenza di cellule tumorali negli acini ghiandolari;

 

- calcificazioni pulverulente: estremamente piccole e tenui, sono visibili se raggruppate.

 

Lo studio delle microcalcificazioni può necessitare delle acquisizioni di proiezioni mammografiche aggiuntive, in diverse incidenze o con ingrandimento di immagine, proprio per meglio valutarne forma e dimensioni.

 

Qualora sia già nota la presenza di microcalcificazioni di cui si controlla l’eventuale incremento, per verificare ogni eventuale modificazione in fase precoce, diviene fondamentale valutare il numero delle microcalcificazioni.

 

E’ opportuno che la paziente comprenda che il riscontro di alcuni rilievi, quali la presenza di microcalcificazioni, rende opportuno l’impiego di alcuni accorgimenti tecnici volti alla migliore visualizzazione e ed analisi del reperto stesso. E’ quindi possibile che la paziente venga invitata a sottoporsi a altre proiezioni mammografiche sullo stesso seno.

 

Proprio perché le microcalcificazioni sono un rilievo che deve essere cercato alla mammografia, e che, come si è detto, può essere di difficile apprezzabilità, è opportuno adottare ogni accorgimento affinché la qualità dell’immagine mammografica sia ottimale.

 

La diagnosi che si pone sulla scorta dell’indagine mammografica è ovviamente presuntiva.

 

Qualora l’interpretazione dell’indagine mammografica sia dubbia, è indicato l’ulteriore proseguimento diagnostico che verrà effettuato mediante prelievo bioptico.

 

Una possibilità è quella di eseguire una biopsia chirurgica che consente di asportare una quota di tessuto mammario contente le microcalcificazioni seguendo un filo metallico che viene inserito nel seno sotto guida mammografica in fase pre-operatoria (repere metallico).

 

Tale metodica ha però dei limiti: intanto deve essere eseguita in sala operatoria e necessita di un’incisione chirurgica che non sempre può essere effettuata nella sede delle microcalcificazioni.

 

Il repere metallico può dislocarsi rispetto alla sede delle microcalcificazioni e quindi creare difficoltà nel reperimento delle stesse.

 

Per questi ed altri motivi da alcuni anni la tecnologia ha sviluppato dei sistemi automatizzati che permettono di effettuare prelievi più rapidi e precisi e meno invasivi.

 

Il più diffuso dei sistemi di biopsia su guida mammografica (stereotassica) è certamente il Mammotome.