Carcinoma al seno e metastasi

Le metastasi, che permettono al tumore di diffondersi da un organo a tutto il corpo, possono partire da cellule impazzite prima ancora che si sviluppi la neoplasia stessa, cosa che rivoluzionerebbe l’attuale conoscenza della malattia. Nonostante si tratti di una malattia piuttosto diffusa, il tumore al seno presenta ancora molti lati oscuri; cosicché ogni nuova scoperta viene accolta dalla comunità scientifica con enorme interesse.

La ricerca fa luce sulle metastasi

In un recente studio portato avanti da ricercatori americani ed europei sono state presentate alcune novità importanti. Attraverso l’analisi di biopsie e studi condotti su alcune cavie da laboratorio, si è scoperto che le metastasi del cancro al seno si formano a partire da cellule ‘impazzite’ che si diffondono velocemente nel corpo, molto prima che si sviluppi il tumore stesso: un meccanismo subdolo e silenzioso, difficile da prevedere, che riguarderebbe anche il tumore al pancreas.

Questa scoperta potrebbe chiarire alcuni fenomeni che fino ad ora risultavano inspiegati, come il fatto che il 5% dei pazienti oncologi presenti metastasi pur non avendo un tumore originario; inoltre la ricerca potrebbe far luce sul perché sia così difficile trattare il tumore una volta che si è sviluppato. Da un punto di vista biologico questo nuovo modello fa incrinare le certezze che pensavamo di avere sulla diffusione del cancro.

Diagnosi precoce e terapia

Il cancro al seno rappresenta quasi il 30% delle neoplasie, seguito dal tumore al colon-retto, ai polmoni ed infine al corpo dell’utero. Rispetto all’incidenza degli altri tumori, il cancro alla mammella è quello più frequentemente diagnosticato tra le donne nelle fasce d’eta 0-49 anni (41%), 50-69 anni (35%) e dai 70 anni in avanti (21%). Fortunatamente la mortalità è in continuo calo: ogni anno diminuisce del 1,4% e questo si deve sia all’efficacia delle nuove terapie sia alla diagnosi precoce, la quale permette di individuare il tumore in una fase iniziale. Oggi la sopravvivenza media dopo 5 anni dalla diagnosi è di quasi il 90%.

Fonte: Icahn School of Medicine, Università di Ratisbona, Nature