SenoClinic

Unità di Senologia


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Responsabile Unità di Senologia

Dr.ssa Simonetta Rossi

 

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Tiroide, i segnali che non funziona bene

Dal peso alle ossa, dalle condizioni di pelle e capelli ai livelli di colesterolo, dal battito cardiaco al sistema nervoso, praticamente tutto risente dell’azione della tiroide e degli ormoni che produce. Eppure pochi pensano alla salute di questa ghiandola a forma di farfalla che sta nel collo, sotto la laringe. Assicurarsi che funzioni a dovere, invece, è già una buona ipoteca sulla salute generale. 

Il primo passo: usare il sale iodato

Dieci anni fa le vendite di sale arricchito di iodio erano il 10% del totale, ora siamo intorno al 60%: dobbiamo migliorare, ma gli italiani hanno capito che va usato per il bene della tiroide. Non è un caso che la vita sia iniziata in mare, dove lo iodio è in abbondanza: i pesci non hanno la tiroide perché non devono concentrare questo elemento indispensabile, noi sì perché dobbiamo immagazzinarlo per poi utilizzarlo per costruire gli ormoni tiroidei. Sono due, triiodotironina (o T3, perché ha tre atomi di iodio all’interno) e tiroxina (T4, perché ne contiene quattro), e senza iodio la tiroide si affatica cercando di produrli. Lo iodio è un elemento che si trova nei primi strati della crosta terrestre ed è poco abbondante in suolo e acque italiane, così gli alimenti prodotti nel Paese ne contengono poco. Perfino in regioni circondate dal mare, come la Sicilia, la carenza iodica è considerevole.

Una carenza decisiva

La conseguenza della carenza iodica è l’aumento del volume della tiroide (gozzo) o la comparsa di noduli: secondo le stime se facessimo un’ecografia a tappeto li troveremmo nel 50-60% della popolazione e con l’aumentare dell’età la probabilità cresce, al punto che praticamente tutti gli over 80 ne hanno almeno uno. Oggi capita molto spesso di trovare noduli tiroidei facendo ecografie per altri motivi, per esempio durante l’ecocolordoppler delle carotidi prescritto dal cardiologo o quando il senologo fa l’ecografia al seno e dà un’occhiata alla tiroide. I pazienti si allarmano pensando a un tumore, ma quasi sempre si tratta di noduli innocui e basta valutarne alcune caratteristiche per capirlo. La prevalenza elevata di noduli e la loro sostanziale benignità fa sì che non sia il caso di pensare a screening generalizzati o a un momento preciso della vita in cui sottoporsi all’ecografia alla tiroide, ma chi è a maggior rischio è bene che si controlli. Lo sono le persone che sono state esposte a radiazioni per i più svariati motivi o chi abita in aree dove la carenza iodica è elevata e il gozzo molto comune; anche chi ha familiari con una malattia tiroidea, come tumori, tiroidite o ipertiroidismo, dovrebbe valutare le condizioni della ghiandola con un’ecografia e un dosaggio degli ormoni tiroidei.

Gli anticorpi che contrastano la tiroide

I noduli non sono l’unico problema: la tiroide può avere anche problemi funzionali, ovvero produrre ormoni in quantità scarsa o, al contrario, in eccesso. Il primo caso è l’ipotiroidismo, molto comune (si parla del 5-6% della popolazione generale, con picchi di oltre il 10% nelle donne dopo i 60 anni) ma subdolo e difficile da riconoscere: i sintomi sono poco specifici, in più spesso ci si abitua pian piano a tollerarli. A fastidi come stanchezza, aumento di peso, difficoltà di concentrazione o sonnolenza spesso non si dà importanza, così l’ipotiroidismo progredisce e può dare problemi sempre più evidenti, come la pelle che diventa pallida, secca e fredda, i capelli opachi e fragili o le unghie che crescono poco, hanno striature longitudinali e trasversali e si spezzano con facilità. L’ipotiroidismo ha una base autoimmune, cioè è provocata da anticorpi diretti contro componenti della tiroide: è il caso della tiroidite di Hashimoto, frequente nelle donne. Molte forme restano subcliniche e non danno grossi disturbi, se i sintomi sono fastidiosi e la carenza ormonale è consistente diventa però necessaria una terapia, che è tuttavia relativamente semplice: si tratta infatti di somministrare gli ormoni tiroidei che scarseggiano. 

L'eccesso di ormoni tiroidei

Nel caso dell’ipertiroidismo, che è molto meno frequente, i problemi sono di segno diametralmente opposto: l’eccesso di ormoni tiroidei si fa sentire con tachicardia, perdita di peso, tremori, disturbi del sonno, nervosismo, intolleranza al caldo; anche in questo caso osservare cute e chioma aiuta, perché la pelle è arrossata, calda, umida e si suda molto da mani e piedi, nel 20-40% dei casi i capelli possono cadere e assottigliarsi, le unghie si sfaldano. Le cause di ipertiroidismo sono principalmente due: la prima è il morbo di Basedow, una malattia autoimmune che ha il suo picco massimo nelle donne fra i 20 e i 40 anni (la prevalenza è del 2-3%, fra gli uomini è otto volte meno frequente). È provocata da anticorpi che imitano l’effetto dell’ormone tireostimolante, portando la ghiandola a un’iperproduzione di ormoni. I sintomi sono eclatanti, in una su cinque compaiono anche il gozzo e il caratteristico esoftalmo (in cui gli occhi paiono uscire dalle orbite). La seconda causa di ipertiroidismo è il gozzo nodulare tipico degli anziani che sono stati esposti a lungo a carenza di iodio: dopo anni e anni di deficit la tiroide forma noduli sempre più grandi che producono ormoni in eccesso, senza sottostare più alla regolazione da parte dell’ormone tireotropo (o TSH, prodotto dall’ipofisi nel cervello per modulare l’attività della tiroide). Spesso il problema non dà sintomi, salvo poi portare ad aritmie: il rischio aumenta e si può arrivare alla pericolosa fibrillazione atriale.

I farmaci disponibili

La terapia somministrata dall'endocrinologop prevede l’uso di farmaci che bloccano la produzione di ormoni da parte della ghiandola e che però possono dare effetti collaterali se usati molto a lungo e, in alcuni casi, possono risultare poco efficaci. La buona notizia è che il gozzo nodulare si può prevenire non facendosi mancare lo iodio; l’ipotiroidismo non si può evitare, perché essendo un problema autoimmune è su base genetica, ma può essere trattato prima che dia sintomi troppo fastidiosi.

 

Fonte: corriere.it